Tra quanto sarà possibile beneficiare di tale scoperta?
Una strada da percorrere per le successive ricerche consisterà nell’esaminare il motivo per cui, nelle cellule papillari che hanno prodotto i follicoli piliferi, la profilazione molecolare abbia rilevato che solo il 22 per cento dei geni, che normalmente operano in queste cellule, erano attivi.
“Siamo rimasti un po’ sorpresi del fatto che ve ne fossero così pochi”, ha dichiarato la dottoressa Christiano.
“Abbiamo pensato che ne sarebbero stati necessari di più”. Forse, ha spiegato, se un maggior numero di geni potesse essere attivato nelle cellule trapiantate, quest’ultimi potrebbero favorire una migliore crescita dei capelli, o meglio, uno sviluppo di capelli di qualità superiore.
Secondo quanto riferito dalla dottoressa Christiano, diverse aziende stanno già effettuando esperimenti sulle persone con le cellule papillari (oltre alle varie compagnie che studiano la crescita dei capelli con cellule staminali).
Tuttavia, esse impiegano le cellule per tentare di ripristinare o ringiovanire le papille e i follicoli già esistenti, non di crearne di nuovi.
“Indurre la crescita dei capelli “ex-novo” è una sfida ben diversa”, ha dichiarato la dottoressa, aggiungendo che gli studi volti a tal fine non sono poi così lontani dal divenire un giorno realtà.
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